La situazione dei diritti umani dei rifugiati e migranti in Libia

Desperate and Dangerous: Report on the human rights situation of migrants and refugees in Libya

 Approfondimento n. 3/2019                                                                                                                                                                                                                                                                                       

L’Ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite e la sua Missione di supporto in Libia (UNSMIL) hanno redatto congiuntamente un documento, reso pubblico il 20 dicembre 2018, sotto il titolo: Desperate and Dangerous: Report on the human rights situation of migrants and refugees in Libya, che denuncia le violazioni commesse nei confronti di migranti e rifugiati in un Paese che non ha ratificato la Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati, non riconosce formalmente l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), né dispone di un sistema di asilo.

Il Report raccoglie numerosi resoconti che lo staff delle Nazioni Unite ha redatto in Libia anche sulla base di testimonianze di migranti e di rifugiati che dalla Nigeria hanno raggiunto l’Italia o sono tornati nel loro paese di origine. Il loro esodo attraverso il deserto, dal confine meridionale fino alla costa mediterranea della Libia, è rappresentato by considerable risk of serious human rights violations and abuses every step of the way. Il personale delle Nazioni Unite ha denunciato pratiche di tortura, maltrattamenti, lavori forzati e stupri nei centri di detenzione in cui sono rinchiusi migliaia di migranti e di rifugiati. La documentazione, oltre a queste violazioni, evidenzia la situazione di forte instabilità del Paese che non riesce a garantire un rigoroso rispetto dei diritti umani. Essa dimostra che la maggioranza delle autorità libiche ha manifestato, finora, incapacità o remore nel porre fine agli abusi e denuncia, anzi,  un’apparente complicità nel traffico di migranti e di rifugiati da parte di alcuni attori statali, inclusi funzionari locali e membri di gruppi armati formalmente integrati nelle istituzioni statali.

Il Report conclude che, alla luce di una tale situazione, la Libia non può essere considerata un luogo sicuro per migranti e rifugiati che, anche dopo le operazioni di salvataggio o di intercettazione in mare, si trovano esposti a notevoli rischi di divenire oggetto di gravi violazioni dei diritti umani. Esso fa, quindi, appello all’Unione europea e ai suoi Stati membri perché riconsiderino i costi umani delle loro politiche e garantiscano che la cooperazione e l’assistenza offerte alle autorità libiche siano basate sui diritti umani in conformità con gli obblighi stabiliti dal diritto internazionale. E’ urgente, come affermato da Ghassan Salamé, prendere coscienza che "There is a local and international failure to handle this hidden human calamity that continues to take place in Libya".

 

Pierfrancesco Breccia

Dottorando di ricerca in diritto internazionale

 

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