Il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità ribadisce l’obbligo dell’Ungheria di garantire il diritto all’inclusione e ad una vita indipendente delle persone con disabilità.

Il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità ribadisce l’obbligo dell’Ungheria di garantire il diritto all'inclusione e ad una vita indipendente delle persone con disabilità.

 Approfondimento n. 21/2020                                                                                                                                                                                                                                                                                

Il 16 aprile 2020 una nota dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite sui diritti umani ha dato notizia della pubblicazione del rapporto del Comitato sui diritti delle persone con disabilità sull’inchiesta relativa all’Ungheria (CRPD, Inquiry concerning Hungary carried out by the Committee under article 6 of the Optional Protocol to the Convention, 13 settembre 2019), ribadendo gli obblighi giuridici assunti  da tale Stato in quanto parte  della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità del 2006. Si ricorda anche che in data 31 marzo 2020, in uno spirito di piena e trasparente collaborazione, lo Stato aveva avuto modo di replicare alle osservazioni presentate da parte del Comitato (CRPD, Observations by Hungary on the report of the Committee on its inquiry carried out under article 6 of the Optional Protocol).   

Secondo il Treaty body, l’Ungheria avrebbe commesso gravi e sistematiche violazioni dei diritti delle persone con disabilità attraverso leggi, politiche e prassi, quali l’istituto giuridico della tutela e l’istituzionalizzazione della persona, che limiterebbero il diritto all’autonomia e all’indipendenza dei disabili. Nello specifico, per istituzionalizzazione si intende l’inserimento delle persone con disabilità all’interno di comunità o strutture a loro dedicate. Si tratta di una prassi che deve essere disincentivata, per evitare un approccio assistenziale di tipo paternalistico che non sia in grado di offrire una vita indipendente ed un’effettiva inclusione delle persone con disabilità (CRPD, Inquiry concerning Hungary, cit., par. 38).   

Le testimonianze di tali violazioni emergono da un’inchiesta svolta da una delegazione del Comitato, ai sensi dell’art. 6 del protocollo opzionale alla Convenzione, di cui l’Ungheria risulta parte. Le informazioni provengono dall’intervista di più di 200 parti sociali, tra le quali rientrano persone con disabilità, ONG rappresentative della categoria, giudici, avvocati, parlamentari, accademici e difensori dei diritti umani.

Il primo elemento che preoccupa il Comitato è l’eccessiva e persistente istituzionalizzazione delle persone con disabilità, in violazione dell’art. 19 della Convenzione e non in linea con il General Comment 31 August 2017, N. 5 on living independently and being included in the community. Sebbene l’Ungheria avesse provveduto a ridurre il trasferimento delle persone con disabilità in grandi istituti, tale pratica appare ancora attuale in piccoli istituti isolati, decentrati rispetto alle zone urbane e privi di progettazione condivisa con i residenti, in cui spesso i soggetti ospitati subiscono discriminazioni e pregiudizi causati dalla propria disabilità. Particolare preoccupazione si esprime in merito alle ripercussioni sui bambini e le ragazze con disabilità (per un approfondimento cfr. General Comment, 26 august 2016, on women and girls with disabilities). Inoltre, l’impiego di gran parte dei fondi stanziati dall’Unione Europea confluisce in politiche di istituzionalizzazione distanti dall’implementazione degli impegni convenzionali.  

In aggiunta, l’approccio paternalistico da parte delle istituzioni e della collettività si può desumere da ulteriori prassi, che minano l’indipendenza e l’inclusione delle persone con disabilità. Il sistema giuridico ungherese, infatti, privilegia una consistente limitazione della capacità d’agire delle persone con disabilità. Gli istituti di tutela, che al momento dell’inchiesta coinvolgevano più di 55.000 persone, impediscono l’esercizio dei diritti e delle libertà della persona, incluso il diritto di voto attivo e passivo per ragioni di presunta protezione dell’individuo. Si tratta di istituti giuridici che tendono a configurare una sostituzione della persona con disabilità nell’assunzione delle proprie decisioni. Diversamente, il Comitato auspica regimi giuridici di sostegno, che rispettino l’indipendenza, la volontà e quindi i diritti delle persone con disabilità, in conformità con l’art. 19 della Convenzione.  

 Questi stereotipi e pregiudizi si alimentano attraverso politiche di finanziamento dei percorsi di istituzionalizzazione, principalmente sovvenzionati dai fondi europei strutturali e di investimento previsti per politiche di inclusione e di indipendenza di tali soggetti. Senza considerare che le famiglie privilegiano il ricorso a meccanismi di istituzionalizzazione, piuttosto che cercare percorsi di riabilitazione e di cura inclusivi e personalizzati, visto l’inadeguato sostegno da parte dello Stato nell’attuazione di tali misure alternative.  

Il Comitato considera quindi fondata la violazione dei dritti delle persone con disabilità, a causa delle sistematiche discriminazioni subite, di tipo diretto e indiretto, in grado di sviluppare inammissibili disuguaglianze sociali. (in conformità al precedente General Comment No. 6 (2018) on equality and non – discrimination). Inoltre, ribadisce la violazione generalizzata del loro diritto ad un eguale riconoscimento davanti alla legge e di vivere all’interno della comunità in modo inclusivo ed indipendente, soprattutto con riferimento ai meccanismi di tutela e di istituzionalizzazione della persona (in conformità al precedente General Comment 31 August 2017, N. 5 on living independently and being included in the community).  

Per tali ragioni, il Comitato raccomanda l’abolizione dei regimi di tutela e dei percorsi di istituzionalizzazione sulla base della disabilità, trattandosi di regimi discriminatori orientati da un approccio paternalistico e assistenziale, che si scontra con il contenuto evolutivo della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Il Comitato raccomanda l’utilizzo dei fondi strutturali e di investimento europei per sostenere percorsi di vita indipendente ed inclusiva, orientati al coinvolgimento delle persone con disabilità nelle decisioni e nelle politiche in materia.  

Come ribadito dai delegati del Comitato successivamente all’inchiesta svolta, solo se le suddette raccomandazioni verranno attuate dall’Ungheria, tali accorgimenti potranno fare la differenza per la vita di molti bambini e adulti con disabilità, incluse le proprie famiglie.

Filippo Garelli

Studente del Master in Tutela internazionale dei diritti umani

  

Link Fonti:

. Hungary: UN experts urge end to restrictions on persons with disabilities,  https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=25799&LangID=E.

. Committee on the Rights of Persons with Disabilities, Inquiry concerning Hungary carried out by the Committee under article 6 of the Optional Protocol to the Convention, https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CRPD/Shared%20Documents/HUN/CRPD_C_HUN_IR_1_9114_E.docx.

. Observations by Hungary on the report of the Committee on its inquiry carried out under article 6 of the Optional Protocol, 31 March 2020, https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CRPD/Shared%20Documents/HUN/INT_CRPD_ITB_HUN_9115_E.docx.

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