I diritti fondamentali alla prova delle nuove forme di razzismo

Report of the Special Rapporteur on contemporary forms of racism, racial discrimination, xenophobia and related intolerance

 Approfondimento n. 10/2018                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Il Rapporto dellaSpecial Rapporteuron contemporary forms of racism, racial discrimination, xenophobia and related intolerance, presentato alla settantatreesima sessione ordinaria dell’Assemblea Generale, analizza l’impatto dei crescenti movimenti populisti sui principi fondamentali della non-discriminazione razziale e dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani.

Il mandato tematico sulle forme contemporanee di razzismoè stato conferito nel marzo 1993 dalla Commissione per i diritti umani (risoluzione 1993/20), per poi essere confermato dal Consiglio per i diritti umani, organo erede della Commissione. Dal 1° novembre 2017 il mandato è esercitato dalla zambiana Tendayi Achiume.

Il Rapporto si inserisce al punto 72 (b) dell’ordine del giorno provvisorio dei lavori dell’Assemblea generale: Comprehensive implementation of and follow-up to the Durban Declaration and Programme of Action (resolution 72/157).

La Dichiarazione di Durban e il relativo Programma di azione sono due strumenti adottati per consensus a conclusione della Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza, tenutasi a Durban, in Sudafrica, dal 31 agosto all’8 settembre 2001. I lavori della conferenza intergovernativa, presieduti dall’allora Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Mary Robinson, furono segnati da difficoltose trattative e significanti defezioni. Il risultato dei negoziati, tuttavia, è ampiamente apprezzabile: la Dichiarazione adotta un approccio basato sulle vittime, sulle loro sofferenze e sui loro diritti, non mancando di rimarcare – secondo una prospettiva intersezionale – come spesso stesse persone e gruppi di persone siano vittime di razzismo sulla base di molteplici aspetti coesistenti: etnia, cittadinanza, genere, religione, gruppo sociale, opinioni politiche e altri. 

Il Piano d’azione di Durban prevede che gli Stati, oltre ad astenersi dal disporre politiche che possano promuovere il razzismo, realizzino tutte le misure necessarie alla prevenzione e al contrasto del razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza, attraverso apposite norme costituzionali, legislative ed amministrative.

La Special Rapporteur, nel suo primo rapporto annuale all’Assemblea generale, ha analizzato le conseguenze derivanti dalla crescita dei movimenti populisti sull’azione di contrasto al razzismo e alla xenofobia inaugurata dalla Dichiarazione di Durban, facendo emergere un quadro preoccupante sulla tenuta del principio di non discriminazione.

Il populismo, nell’accezione adottata nel Rapportoè quell’ideologia che si basa sull’esasperazione della frattura tra élites politico-economiche ed il “popolo”, la cui nozione, nel caso dei movimenti populisti di ispirazione nazionalista, si presenta con toni identitari escludenti il pluralismo culturale, costituendo così un serio pericolo per la democrazia e i diritti fondamentali di quelle minoranze non ricadenti nell’accezione di “popolo” promossa dagli stessi movimenti. 

È, infine, da rilevare come l’attenzione recentemente riservata ai movimenti populisti non sia esclusiva della Special Rapporteur: anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha fatto riferimento alla crescita di consenso dei movimenti populisti come conseguenza della perdita di fiducia nei confronti dell’ordine politico internazionale (Trust Deficit Disorder) durante l’apertura del suo messaggio inaugurale del General Debate della settantatreesima sessione dell’Assemblea generale il 25 settembre 2018. Il Segretario generale ha così concluso il suo discorso: “Our future rests on solidarity. We must repair broken trust. We must reinvigorate our multilateral project. And we must uphold dignity for one and for all.”

 

Francesco Negozio

Borsista di ricerca in Diritto internazionale

2018  ©  Sapienza Università di Roma