Francia: Aiuto ai migranti – il Consiglio Costituzionale consacra il “principio di fraternità”

Constitutional Council, Decision n°2018-717/718 recognising the principle of fraternity as a constitutional value – July 6, 2018

 Approfondimento n. 4/2019                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Nella sua decisione del 6 luglio 2018, il Consiglio costituzionale ha sancito il valore costituzionale del "principio di fraternità". Infatti, ha dato forza legale al motto repubblicano “Libertà, Uguaglianza, Fraternità”, riconoscendo nei suoi principi “la libertà di aiutare gli altri, per uno scopo umanitario, indipendentemente dalla regolarità della sua permanenza sul territorio nazionale”.

All'origine di questa decisione, la storia del Sign.Herrou, diventato il simbolo della difesa dei migranti della valle della Roya (Alpi Maritime), uno dei principali punti di passaggio dei migranti arrivati ​​in Europa dall’Italia.

Nei fatti, il Sign.Herrou è stato condannato a quattro mesi di carcere (con sentenza sospesa dalla Corte d'Appello di Aix-en-Provence nell'agosto 2017) per aver trasportato circa 200 migranti, principalmente eritrei e sudanesi, dal confine italiano alla sua abitazione, dove ha organizzato un punto di accoglienza. Il 12 dicembre 2018, la Corte di cassazione ha annullato la condanna del Sign. Herou alla luce del principio di fraternità.

Deve essere specificato che il codice francese di ingresso e residenza di stranieri e del diritto d’asilo (CESEDA) sanziona con cinque anni di reclusione ed una multa di 30.000 euro "il fatto di aiutare direttamente o indirettamente uno straniero a entrare, circolare o rimanere irregolarmente in Francia" (art.L.622-1). Il codice si rivolge alle reti di trafficanti che lucrano sul traffico di migranti, ma esenta dall’azione giudiziaria l’aiuto al soggiorno quando "non ha comportato alcuna contropartita diretta o indiretta" (art.L.622-4), senza specificare, tuttavia,  la natura di tale contropartita.

Nella sua decisione, il Consiglio costituzionale ha considerato che la legge non conciliava in modo sufficientemente equilibrato il "principio di fraternità" e la salvaguardia dell'ordine pubblico. Sostiene infatti che l'elenco limitativo delle azioni esenti da azioni penali dovrebbe essere inteso in senso più ampio, come "qualsiasi atto di aiuto fornito a fini umanitari".

Il Consiglio censura anche una parte del Ceseda. Ritiene infatti che l'esenzione dall'azione penale non possa essere limitata all'aiuto di soggiorno, ma debba estendersi all'assistenza ed alla circolazione dello straniero irregolare "quando tali atti sono effettuati a fini umanitari ". D'altra parte, esclude che tale esenzione si estenda agli aiuti all’ingresso nel territorio, in quanto "genera in linea di principio una situazione illecita".

Pertanto, il Consiglio costituzionale riconosce nella sua decisione del 6 luglio 2018 che gli aiuti “disinteressati” indirizzati al "soggiorno illegale" non possono essere perseguiti, in virtù del "principio di fraternità".

 

Anne-Sophie Martin

Dottoranda di ricerca in diritto pubblico, comparato ed internazionale

2018  ©  Sapienza Università di Roma